ANSIA

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 ANSIA E DISTURBI D’ANSIA: SINTOMI DELL’ANSIA, CURA, CAUSE, TERAPIA, FARMACI – come affrontare, curare e guarireansia-ansia

ANSIA: COS’E’ L’ANSIA

Ansia: definizione e significato:

L’ansia (anxietas latino, ‘l’angoscia, il dolore’) è una anticipazione del futuro rispetto ad un danno o ad un pericolo, questa è accompagnata da sensazioni psicologiche spiacevoli e sintomi somatici di tensione. La percezione di pericolo imminente può essere interna, quindi legata alle sensazioni fisiche o all’ambiente, come situazioni catastrofiche future. L’ansia provata rappresenta un segnale di avvertimento relativo al pericolo imminente e normalmente permette alla persona di prendere le misure necessarie per affrontare il pericolo stesso.

L’ansia è un sentimento o stato emotivo normale oltre che una risposta comune alle diverse situazioni di stress quotidiano. Pertanto, un certo grado di ansia è anche desiderabile per il normale funzionamento delle esigenze della vita quotidiana. Solo quando si supera una certa intensità o supera la capacità di adattamento della persona, l’ansia diventa patologica, causando disagio significativo con sintomi fisici, psicologici e comportamentali, il più delle volte senza alcuna causa o pericolo reale.

Una vasta gamma di condizioni mediche può causare sintomi di ansia. Per chiarire se questi sono la conseguenza fisiologica diretta di una condizione medica generale, è necessario raccogliere informazioni circa la storia clinica del paziente, eseguire l’esame fisico ed esami di laboratorio oltre ad ulteriori accertamenti a seconda degli specifici sintomi lamentati dal paziente.

L’ansia è un’emozione che si verifica quando una persona si sente in pericolo, sia che ci sia una minaccia reale, sia che questa sia immaginata. L’ansia è una risposta normale e adattativa che prepara il corpo a reagire ad una situazione di emergenza. Pertanto, esso ha una funzione molto importante legato alla sopravvivenza, come accade per altre emozioni come la paura, la rabbia, la tristezza o la felicità. Per preservare la loro integrità fisica contro le minacce, gli esseri umani hanno dovuto mettere in atto risposte efficaci e adattative di “lotta o di fuga”.

In una situazione di allarme, il corpo attiva il sistema adrenergico. Ad esempio, quando il corpo ritiene necessaria l’alimentazione, il sistema nervoso centrale entra in funzione attivando sofisticati meccanismi finalizzati all’introduzione di cibo e alla sopravvivenza.

Da questo punto di vista, l’ansia è considerata un segno positivo di salute, che aiuta nella vita quotidiana, ogni volta ci si trova in situazioni di pericolo. L’ansia in queste situazioni aiuta l’organismo a risolvere i problemi o scampare i pericoli di tutti i giorni.

Ansia patologica

Nelle società avanzate moderne, questa caratteristica innata dell’uomo viene sviluppata patologicamente in diverse forme, e chiamate disturbi d’ansia. Questi tipi di espressione dell’ansia hanno conseguenze fisiche e psicologiche negative e molto spiacevoli per chi soffre. Tra i disturbi d’ansia si includono il disturbo d’ansia generalizzato, il disturbo d’ansia sociale, le fobie, il disturbo ossessivo-compulsivo, il disturbo di panico, l’agorafobia, il disturbo da stress post-traumatico , ecc. L’ansia da prestazione è una forma di ansia sociale, che si manifesta nei confronti di gruppi e si presenta in quelle circostanze in cui la persona deve parlare in pubblico o immagina una tale situazione. Nel caso del disturbo d’ansia generalizzato, l’ansia patologica è vissuta come una vaga sensazione di ansia o di paura e desiderio di fuggire senza che la persona riesca ad identificare chiaramente il pericolo o la causa di questo sentimento. Questa ansia patologica è il risultato di problemi di varia natura che la persona deve affrontare nella sua vita quotidiana, ed in particolare rispetto alle proprie idee interiorizzate sui propri problemi.

Le cause dei disturbi d’ansia non sono completamente note, tuttavia è ben chiaro che l’interazione di diversi accorgimenti migliora il loro aspetto. A generare l’ansia intervengono sia fattori biologici, sia fattori ambientali, sia fattori psicosociali. Molto spesso in presenza di un disturbo d’ansia si assiste ad una comorbilità con altri disturbi psicologici, come ad esempio la depressione.

Tra i fattori biologici bisogna includere le alterazioni GABAergiche e dei sistemi neurobiologici della serotonina; anomalie strutturali del sistema limbico (corteccia paralimbica), che è una delle regioni più colpite del cervello; alcuni cambiamenti fisici; l’ utilizzo e / o l’astinenza da droghe, alcool, farmaci o altre sostanze psicotrope. Alcuni studi parlano di una predisposizione genetica all’ansia.

I fattori di rischio psicosociali sono legati a situazioni di stress, esperienze familiari negative, situazioni di pericolo di vita e l’eccessiva preoccupazione per questioni quotidiane. Alcune caratteristiche di personalità possono certamente essere fattori predisponenti.

Differenza tra ansia normale e patologica

L’ansia normale è adattiva e permette alla persona di rispondere in modo appropriato agli stimoli. Si tratta di stimoli reali o potenziali (non immaginari o inesistenti).

L’ansia è invece considerata patologica quando il sintomo supera la capacità di adattamento della risposta dell’organismo, non è adattativi ed appare come una risposta fisica ed emotiva talmente intensa e sproporzionata che interferisce con il normale funzionamento quotidiano.
L’ansia è accompagnata da una sensazione sgradevole e sintomi fisici e psicologici negativi che persistono al di là dei motivi che li hanno scatenati.

Il confine tra ansia normale e ansia patologica non è facile da definire e può variare da individuo a individuo secondo i tratti di personalità e, soprattutto, a seconda di ciò che viene descritto come “stile cognitivo in risposta all’ansia “.
Il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali, quarta e quinta edizione (DSM-5) indica i criteri che devono essere considerati per una diagnosi di ansia patologica, ossia quando “L’ansia, la preoccupazione, o i sintomi fisici causano disagio clinicamente significativo o compromette aree importanti della vita sociale e lavorativa o di altre aree importanti tali da pregiudicare un adeguato funzionamento della persona”. È utile distinguere tra ansia “di stato”, che è episodica e transitoria, e l’ansia “di tratto” che è persistente e può riflettere una condizione di personalità.

Se una persona reagisce in una situazione con alti livelli di ansia ma non si verificano altri episodi di risposte con alto indice di ansia, si può semplicemente considerare una reazione acuta ad alta intensità di risposta ansiosa, tuttavia questo di solito non presuppone alcun disturbo.

Il problema sorge invece quando questa forma di reazione acuta è troppo intenso, come attacchi di panico o attacchi di ansia (in cui la persona non è in grado di controllare la propria ansia e raggiunge livelli estremi), e soprattutto quando si stabilisce che questo tipo di reazione diventa frequente. L’ansia viene considerata cronica, quando si presenta con alta intensità e con alta frequenza.

Una reazione acuta di ansia non è sempre patologica, ma può essere molto dalla situazione che l’ha scatenata. Ad esempio, quando la situazione richiede una forte reazione di allarme per preparare l’azione (es. una grande concentrazione su un compito); o che richiede un alto livello di attivazione fisiologica (es. più muscoli tesi, pompare più sangue, più ossigeno, ecc.) Tale reazione di ansia aiuta a rispondere meglio a questa situazione.

SINTOMI DELL’ANSIA

Quando l’ansia diventa patologica, provoca disagio significativo con sintomi che influenzano il benessere della persona sia dal piano fisico, sia da un punto di vista comportamentale e psicologico.

I sintomi dell’ansia sono:

Fisico

Vegetativi: sudorazione, secchezza delle fauci, vertigini, instabilità.
Tremori neuromuscolari, tensione muscolare, mal di testa, parestesie.
Cardiovascolari: palpitazioni, tachicardia, dolore toracico.
Respiratorio: dispnea e sensazione di soffocamento.
Digerente: nausea, vomito, dispepsia, diarrea, stitichezza, aerofagia, meteorismo.
Urogenitale: minzione frequente, problemi con la sfera sessuale.

Psicologico e Comportamentale

Apprensione.
Preoccupazione.
Sensi di costrizione.
Paura di perdere il controllo.
Paura di impazzire
Paura di morte imminente.
Difficoltà di concentrazione.
Sensazione di perdita di memoria.
Irrequietezza.
Irritabilità
Condotte di evitamento di certe situazioni.
Inibizione psicomotoria o blocco.
Ossessioni o compulsioni.

Questi sintomi possono influenzarsi a vicenda cioè, i sintomi cognitivi, possono esacerbare i sintomi fisiologici e questi a loro volta possono portare a sintomi comportamentali di allarme.
Si noti come alcuni sintomi di ansia spesso assomigliano tra di loro e si sovrappongono, tuttavia la natura psicologica del sintomo non deve mai essere confusa con malattie fisiche come problemi cardiaci, ipoglicemia, disturbi ormonali. I pazienti sono invitati a sottoporsi ad un esame medico completo per la loro valutazione.

Ansia: descrizione dell’ansia e definizione

Di tanto in tanto, tutti noi sperimentiamo una sensazione di nervosismo e di ansia, soprattutto, per esempio, prima di un esame, di una riunione importante o di parlare in pubblico. Queste sensazioni sono del tutto umane ma, in alcuni casi, diventano più costanti del dovuto.
Quando l’ansia raggiunge queste sensazioni, la condizione clinica viene chiamata “disturbo d’ansia”, un disturbo mentale molto grave.
L’ansia è un termine generico usato per descrivere vari disturbi che causano il nervosismo, paura, apprensione e preoccupazione. Questi disturbi influenzano il nostro modo di sentire e di comportarci e può essere abbastanza grave da manifestare sintomi fisici reali.
L’ansia può lasciare la persona inquieta e distratta. Nei livelli più gravi, può essere estremamente debilitante e ha un grosso impatto sulla vita quotidiana delle persone che soffrono di questo disturbo.

Per identificare il punto in cui l’ansia cessa di essere normale può essere più difficile di quanto sembri, soprattutto perché può apparire in diverse forme, come, ad esempio attacchi di panico, fobie, ansia sociale, ecc, e la diagnosi non è sempre chiara.
Quindi, è importante osservare il proprio comportamento per vedere come i sintomi sono presenti giorno dopo giorno.

Un buon inizio potrebbe essere quello di controllare questo elenco:

    1. Paura di parlare in pubblico
La maggior parte delle persone, prima di affrontare un gruppo di persone o di dover salire sul palco per parlare a una grande folla, hanno la sensazione di avere le farfalle nello stomaco. Se, invece, la paura è così forte che nessuna formazione o pratica possa essere d’aiuto per alleviarla, o se si spende troppo tempo a pensare e preoccuparsi di essa, si può avere una forma di disturbo d’ansia sociale (noto anche come fobia sociale).
Le persone con ansia sociale tendono a preoccuparsi per giorni o settimane precedenti ad un particolare evento o situazione. E se si passa attraverso una situazione come questa, l’esperienza spesso diventa un disagio incalcolabile.

  1. L’insicurezza
    Il disturbo d’ansia sociale non comporta sempre parlare in pubblico o essere al centro dell’attenzione. Nella maggior parte dei casi, l’ansia è causata da situazioni di vita quotidiana, come ad esempio parlare faccia a faccia con qualcuno o mangiare e bere davanti a delle persone.
    In queste situazioni, le persone con disturbo d’ansia sociale tendono a sentire tutti gli occhi su di loro e spesso hanno sintomi come tremori esperienza, nausea, sudorazione eccessiva o difficoltà di parola. Questi sintomi rendono difficile la vita in società, incontrare nuove persone, mantenere i rapporti e andare al lavoro o a scuola.
  2. Tensione muscolare
    Si tratta di stringere la mascella o pugni o flettere gli altri muscoli del corpo ripetutamente. Questo sintomo può essere così persistente e diffuso che le persone che vivono con esso, per un lungo periodo, possono semplicemente smettere di accorgersene.
  3.  Problemi di insonnia
    La difficoltà a prendere sonno o dormire per poche ore consecutive è associata ad una vasta gamma di condizioni di salute, sia fisica che psicologica. E, naturalmente, non è raro essere ribaltati dal letto prima, ad esempio, di un colloquio di lavoro. Se, però, siete svegli per diverse notti di fila, preoccupati per problemi o per qualcosa in particolare, può essere un segno di un disturbo d’ansia.Secondo alcune statistiche, la metà delle persone con disturbi d’ansia hanno gravi problemi di sonno.
  4.  Eccessiva preoccupazione
    Il segno distintivo del disturbo d’ansia è preoccupante per tutti, compresi i soggetti che non meritano la loro attenzione.

Cosa è “troppo” ?Beh, significa avere pensieri persistenti nei giorni, settimane e mesi sullo stesso argomento. Il punto di essere quasi ossessionato e lasciare che tutto questo interferisca con la vostra vita. Infatti, ciò che differenzia un normale disturbo d’ansia ansia è che se le proprie emozioni causano molta sofferenza.

  1. Il perfezionismo
    Il comportamento schizzinoso e ossessivo conosciuto come “perfezionismo” è un sintomo che va di pari passo con i disturbi d’ansia ed è particolarmente comune nel disturbo ossessivo-compulsivo.
  2. Comportamenti compulsivi
    Il comportamento compulsivo può essere sia mentale (quando la persona continua a ripetere) sia fisico (mangiarsi le unghie, per esempio) e può diventare un disturbo, quando la necessità di completare il comportamento, noto anche come “rituale” comincia a condurre la propria vita, ad esempio “Se vi piace la radio al volume 3, per esempio, e si rompe e si blocca al 4, si va in panico totale fino a quando si può risolvere il problema?”.
  3. Paure irrazionali
    Alcuni casi di ansia sono legate ad una situazione o ad una cosa specifica, come ad esempio animali, volatili o folle. Se la paura diventa travolgente, inquietante e sproporzionata, rispetto al rischio reale in questione, può essere un segnale di fobia, un tipo di disturbo d’ansia.
    Sebbene le fobie hanno il potere di disabilitare una persona, non è evidente in ogni momento.

In realtà, questo tipo di disturbo può venire alla luce fino al momento in cui si deve affrontare una situazione specifica e si scopre di non essere in grado di superare la paura.

  1. Panico
    Gli attacchi di panico possono essere terrificante, si avverte un improvviso senso di paura e di impotenza, compromettendo la respirazione, il battito cardiaco accelerato, causando formicolio alle mani, sudorazione, debolezza, vertigini, dolori al petto e allo stomaco.

Non tutti coloro che hanno un attacco di panico, però, hanno un disturbo d’ansia ma, se accade spesso, può essere diagnosticato il cosiddetto “disturbo di panico”.
Se si avvertono uno o più di questi sintomi, è consigliabile rivolgersi ad uno specialista. Il suo aiuto è essenziale per avere un trattamento adatto al vostro caso e, nel corso del tempo, imparare a controllare i propri temperamenti.

Ansia e cura

L’ansia è il risultato delle nostre emozioni; le nostre emozioni sono responsabili del nostro stato attuale, quindi dobbiamo entrare in sintonia con il nostro io interiore per superare questo disturbo.
Questa è una delle dichiarazioni più comode usate dalle scuole antiche, specializzate nel trattare i disturbi d’ansia. Secondo queste scuole il crollo del nostro stato d’animo interferisce con il modo in cui percepiamo la realtà; questa percezione “alterata” non ammette di vedere le cose in prospettiva e, di conseguenza, abbiamo solo una visione parziale ed erronea del nostro ambiente che altera la nostra personalità e produce il cosiddetto disturbo d’ansia.
Nuovi progressi hanno permesso a queste scuole di capire che si sbagliavano, ora si può affermare con certezza che:

L’ansia non è un disturbo emotivo

Una dichiarazione del genere ha delle risonanze, tutte le terapie che derivano da questa premessa devono essere reinterpretate: quando andiamo da uno specialista ci dice che dobbiamo imparare a connetterci con il nostro interno, chiamandoci ad ascoltare ciò che il nostro io interiore cerca di infonderci, ci dà coraggio a parlare di fronte allo specchio del nostro presente per metterci a contatto con il nostro inconscio (maestro dei nostri sentimenti), …, tutte queste teorie devono essere rideterminate alla luce della realtà di come sono fatte le percezioni e i sentimenti .

Origine e cause dell’ansia

Le persone umane, come gli altri esseri viventi, osservano la realtà che ci circonda attraverso i sensi;
facendo ciò informano il nostro cervello; pertanto, se si verifica un’anomalia nel livello di calore, i nostri occhi percepiscono gli infrarossi e quindi non informano il cervello se, tuttavia, ci passa un gatto davanti il fatto arriva al cervello.
Il nostro cervello è il destinatario di tutte queste informazioni provenienti dai sensi; esso utilizza queste informazioni e il “modo di pensare” e stabilisce se quanto riferito è qualcosa di utile, nocivo o neutro (né buono né cattivo, non incide) .
Dalla perizia effettuata dal cervello e dalle informazioni ricevute sappiamo già come viene percepita la situazione e quali sentimenti verranno attivati.
Quindi, contrariamente a quanto era stato detto dalle scuole tradizionali, sono i pensieri che scatenano l’ansia, non sono le sensazioni che interferiscono con il modo in cui avvertiamo la realtà, ma l’interpretazione alterata fatta dal nostro cervello che attiva i sentimenti.

Sintomi cognitivi dell’ansia

Quando si parla di sintomi ci si riferisce ai segnali di allarme che il nostro corpo ci invia per dirci che qualcosa non va; quando si parla di sintomi cognitivi dell’ansia stiamo parlando dei segnali presenti nel nostro pensiero.
I sintomi cognitivi comprendono la perdita di memoria, l’incapacità di concentrarsi, la difficoltà nella messa a fuoco di un argomento, pensieri ripetitivi, etc.
Mentre tutti questi sono sintomi cognitivi di ansia, ci sono una serie di sintomi cognitivi più difficili da rilevare.
Come già accennato, il nostro pensiero unito ai segnali dei sensi costituiscono la base su cui il nostro cervello valuta le realtà e determina come esse ci riguardano.
Vedere la realtà in bianco e nero e non rendersi conto che il mondo reale è pieno di sfumature di grigio, permette che un singolo episodio isolato venga considerato tale che guiderà la nostra vita; tali pensieri sono sintomi cognitivi di ansia.
I sintomi cognitivi di ansia che hanno a che fare con il modo in cui pensiamo alla realtà sono difficili da rilevare perché si tende a pensare che coincidono con il nostro modo di pensare.
Basti ricordare all’innocenza con cui abbiamo osservato i fatti accaduti intorno a noi per renderci conto che c’è un altro modo di vedere la realtà; qualcuno potrebbe pensare che questo cambiamento aumenta con l’esperienza, col passare degli anni, nessuna obiezione, salvo che: percepire la realtà da “adulto” vuol dire che tale percezione è più adatta alla realtà?.
La realtà è il modo in cui pensiamo producendo sintomi di ansia; per curare l’ansia dobbiamo cambiare il modo in cui ragioniamo realtà.

Disturbo d’Ansia Generalizzato (GAD)

Il disturbo d’ansia generalizzato è contraddistinto da preoccupazioni esagerate e persistenti su diverse situazioni che fanno parte della vita quotidiana; queste preoccupazioni continuano insistentemente anche quando il soggetto non sta affrontando grossi problemi.
Tale disturbo, solitamente, viene riconosciuto quando la durata delle preoccupazioni è di almeno sei mesi.
I soggetti affetti da questo disturbo saggiano anche vari impedimenti fisici ed emotivi, come spasmi muscolari, sonno agitato, irritabilità, impazienza, irrequietezza, difficoltà di concentrazione ed esaurimento generale.

Disturbo d’Ansia Generalizzata e preoccupazione

Le persone con disturbo d’ansia generalizzato si preoccupano abitualmente e con più grande intensità rispetto alla maggior parte delle persone che si trovano nelle stesse situazioni. L’ansia è difficile o impossibile da eliminare e può compromettere la capacità del soggetto di concentrarsi su altre cose; inoltre può causare problemi di memoria, perché la maggior parte dell’energia posseduta viene riversata sulle preoccupazioni e ciò riduce la capacità del soggetto di elaborare altre informazioni.

Difficoltà nella diagnosi del Disturbo d’Ansia Generalizzato

Può essere molto difficile diagnosticare il disturbo d’ansia generalizzato in quanto manca di sintomi evidenti; non è legato a nessun disturbo specifico e non risponde ad uno stimolo specifico, come di solito avviene nelle fobie; i suoi sintomi fisici sono tipici di molte altre malattie, quindi lo specialista dovrà decidere quale di essi meritano di essere trattati per prima.
Sembra che molti soggetti sono geneticamente predisposti a sviluppare il disturbo d’ansia generalizzato.

Qual è la causa del disturbo d’ansia generalizzato e chi ne soffre?
Gli studiosi non hanno ancora determinato una causa specifica, per ora hanno suggerito con certezza che vi sono una serie di fattori biologici che influenzano lo sviluppo della malattia.
Una storia famigliare difficile e alcune esperienze traumatiche possono contribuire al suo sviluppo.
Dal punto di vista genetico, alcuni soggetti sono più predisposti di altri a sviluppare questo disturbo.
Dal punto di vista psicologico, il disturbo può essere assimilato attraverso il modello di apprendimento di una persona cara o come risultato di un processo di imitazione. I soggetti che sono cresciuti con un modello di educazione ansioso e timoroso hanno maggiori probabilità di sviluppare forme di pensiero e interpretazioni associate al pericolo; questa visione del mondo come pericoloso può opprimere e far pensare di non riuscire a controllare la propria vita.
Il disturbo compare tra i 25 e i 35 anni, ma può anche iniziare durante l’infanzia.
Lo stress appare spesso come un trigger del disturbo; durante i primi mesi di comparsa, molti soggetti segnalano un aumento di eventi stressanti, come ad esempio un lutto, una malattia, la perdita del lavoro o il divorzio. Anche lo stress di eventi positivi, come il matrimonio, la nascita di un figlio o un nuovo lavoro, può attivare il disturbo.

Trattamento del Disturbo d’Ansia Generalizzato

Per fortuna, oggi ci sono metodi comportamentali e cognitivi efficaci nel trattamento di pazienti affetti da questo problema.
La terapia che ha segnalato risultati migliori è la terapia cognitivo-comportamentale, che cerca di modificare il modo in cui i pazienti meditano su situazioni problematiche e su come rispondere ad esse. In alcune tecniche di rilassamento, la formazione e l’esercizio di respirazione possono ridurre l’ansia.
Il farmaco specifico è spesso un valido aiuto per alleviare i sintomi dell’ansia. I programmi di trattamento devono essere adattati alle esigenze di ogni paziente; in molti casi, i trattamenti combinati, psicofarmacologia e terapia cognitivo-comportamentale, è l’ideale.

Tecniche di gestione dell’ansia

Il rilassamento muscolare progressivo, ha contribuito a ridurre l’ansia in una grande percentuale di pazienti; altri hanno riferito che un programma di esercizio di circa 30 minuti al giorno o una camminata veloce calma alcuni sintomi.
La meditazione, lo yoga, i massaggi, sono altri metodi di rilassamento che possono essere estremamente utili.
Tuttavia, è importante sottolineare che nessuna di queste strategie sostituisce un trattamento psicoterapeutico comportamentale e farmacologico cognitivo.

La terapia cognitiva del Disturbo d’Ansia Generalizzato

Comprendere l’evoluzione del pensiero in sé consente di controllare l’ansia.
La terapia cognitiva è stata concepita per riformulare le preoccupazioni, dando ai pazienti la capacità di vedere le situazioni in modo più realistico. I pazienti possono essere preparati ad identificare i pensieri ansiosi irrealistici e a sviluppare tecniche per cambiare le loro risposte.
La terapia cognitiva può modificare il comportamento o lo stile di vita per eliminare lo stress.

Farmaci per la cura del Disturbo d’Ansia Generalizzato

Il farmaco può essere molto utile in quanto fornisce un rapido sollievo dai sintomi e permette al soggetto di sentirsi più concentrato e tranquillo per affrontare la terapia cognitiva; solitamente il
farmaco viene utilizzato in combinazione con altri trattamenti.
Poiché il corpo di ogni soggetto risponde in modo particolare, può essere necessario provare diversi farmaci e dosaggi per raggiungere la corretta prescrizione per ogni paziente.
L’ideale sarebbe ridurre la dose man mano che il soggetto progredisce con il trattamento.
I farmaci saranno gestiti da uno specialista e possono essere interrotti quando il paziente si sente meglio e lo specialista decide che non sono più necessari.
In alcuni pazienti, a causa della gravità del disturbo, la continuità del farmaco a lungo termine può essere necessaria.

Ci sono molti farmaci anti-ansia, tra i quali scegliere; lo specialista sceglierà il farmaco sulla base delle circostanze individuali, a seconda della gravità del disturbo, i potenziali effetti negativi, la volontà del paziente di seguire la terapia, l’efficacia e la sicurezza clinica del farmaco stesso.

Il trattamento giusto per il Disturbo d’Ansia Generalizzata

Uno specialista è in grado di riconoscere e trattare il disturbo d’ansia generalizzato.
Come faccio a capire che sono affetto da disturbo d’ansia generalizzato?
Se più punti, si verificano per più di 6 mesi, si può soffrire di disturbi d’ansia.
Si ricorda che la diagnosi dovrebbe sempre essere fatta da un professionista.

La mia testa non mi dà tregua, vivo sempre nella preoccupazione.
Dormo male e mi sveglio stanco.
Soffro di spasmi muscolari.
Sono impaziente, volubile e irritabile.
Ho difficoltà a concentrarmi.
Temo che questo stato di tensione permanente mi provochi una malattia

3 Elementi fondamentali per curare l’ansia

I 3 principi fondamentali che vanno presi in considerazione prima di iniziare qualsiasi terapia, sono i seguenti:

1 ratio. “Non ci sono formule miracolose”

La prima cosa da sapere è che non ci sono formule miracolose per curare l’ansia e nessuno può garantire quanto tempo ci vorrà per guarire.
L’ansia si può guarire, ma gradualmente e lentamente; bisogna essere pazienti per tutta la durata del processo.
Pensare che qualcosa può curare la vostra ansia in un tempo prestabilito, suscita solo l’impazienza, la fretta e la disperazione; se qualcuno vi garantisce qualcosa, e la dice lunga su quanto poco si sa dell’ansia, sarà più preoccupato per i soldi che della vostra salute.

2 logica. “Overdose di informazione”

Il secondo motivo per il quale l’ 85% delle persone soffrono di ansia è prodotto dalla “overdose di informazione”.
Internet ci può influenzare negativamente quando abbiamo l’ansia; molti soggetti eseguono delle ricerche su internet su come curare l’ansia, questo ha dei rischi incontrollati che possono solo peggiorare il vostro stato.
1 – Miti: Su Internet, ci sono molti miti falsi, informazioni quali:

L’ansia non guarirà mai
L’ansia fa impazzire
L’ansia può causare un attacco di cuore

Atrocità reali, che se ci si imbattiamo in loro, possono aumentare in modo significativo il problema.

2 – Saturazione Mentale: Se cercate su internet “come curare l’ansia”, avrete quasi 1 milione di risultati. Ogni sito web vi dirà cosa fare per migliorare la vostra ansia; si potranno trascorrere ore davanti al pc leggendo delle informazioni con centinaia di consigli su come curare l’ansia.
Al termine, la mente sarà satura e l’ansia aumenterà in modo significativo.
Per curare l’ansia, è necessario iniziare con un trattamento che ci da fiducia, poi dobbiamo dimenticare di recuperare ulteriori informazioni su internet ed essere fedeli al trattamento da quando iniziamo fino a quando avremo finito.

3 – Commenti negativi: Infine, su internet troviamo sempre commenti negativi di soggetti che soffrono di ansia.
I forum sono sempre pieni di persone che parlano del loro problema in modo negativo, e questo è qualcosa che può anche peggiorare notevolmente la vostra ansia.

3. “Rimuovere le cause e non i sintomi”

Il terzo punto consiste nel capire che l’ansia è lì perché causata da qualcosa.
L’ansia è come un messaggio che il nostro cervello ci invia per dirci che stiamo facendo qualcosa di sbagliato; cioè ci sono alcune cause che provocano l’ansia.
Tutto nella vita ha un “perché” e per eliminare un problema alla radice, dobbiamo attaccare la radice del problema quindi le “cause”.
Tuttavia, il vero problema dell’ansia è che, spesso le cause sono mascherate, cioè non conosciamo le cause che stanno alla base del problema, non sappiamo le ragioni che possono causare la nostra ansia.
Fortunatamente, ci sono tecniche che agiscono sulla mente inconscia, che servono per smascherare le cause, per correggere o eliminare per sempre l’ansia dalla propria vita.

Tecniche per il trattamento dell’ansia

I trattamenti più efficaci, che vengono generalmente utilizzati nella terapia dei disturbi d’ansia sono di vario tipo: tecniche farmacologiche, tecniche cognitive, tecniche di rilassamento, attività fisiologica e tecniche focalizzate sul comportamento.

1.Tecniche farmacologiche:

Gli ansiolitici sono un tipo di farmaco che riducono i sintomi dell’ansia rapidamente, il che è molto utile nel trattamento degli attacchi di panico.
Il problema consiste nel fatto che con essi, non si capisce come controllare l’ansia; inoltre se usati da soli, spesso non curano la malattia.
Sono utili in caso di acute reazioni incontrollabili, ma devono essere sostituiti gradualmente; in caso contrario, spesso degenerano in una dipendenza.
Molto spesso, troviamo soggetti che assumono ansiolitici da molti anni, senza aver risolto il problema e senza riuscire a smettere di usarli.
Tuttavia, a volte il trattamento farmacologico è necessario, ma deve essere accompagnato da un trattamento cognitivo-comportamentale (tecniche cognitive, tecniche di rilassamento, tecniche centrate sul comportamento).
Il trattamento farmacologico deve essere prescritto da uno specialista, per esempio, uno psichiatra. Evitare l’automedicazione o l’auto-sperimentazione, l’abbandono del farmaco per scelta; il farmaco non deve essere assunto a seconda del nostro stato d’animo e non possiamo deciderne il dosaggio.

2. Tecniche cognitive:

Si tratta di una serie di tecniche psicologiche che incominciano con delle informazioni sulla malattia, sulla guarigione, ecc Esse si basano sull’educazione individuale in tecniche che migliorano la capacità di auto-osservazione e auto-correzione dei pensieri, del comportamento e delle emozioni. Educano l’individuo ad interpretare le situazioni in modo meno pauroso (meno ansiogeno); ad identificare i pensieri negativi, le interpretazioni sbagliate della realtà, le tendenze individuali che generano ansia; quindi insegnano i processi di cambiamento.

3. Tecniche di attività fisiologica

Insegnare alle persone a rilassarsi, ridurre l’eccitazione fisiologica, sciogliere i muscoli, respirare correttamente, immaginare, etc..
Ci sono diversi tipi di tecniche di rilassamento: muscolare progressiva, la respirazione, l’immaginazione, ecc

4. Tecniche focalizzate sul comportamento

Queste tecniche sottolineano la necessità di esposizione a situazioni temute, avvicinando gli stimoli che provocano ansia, il tutto sotto il principio di approssimazioni successive (lentamente) e il principio di rinforzo (è importante premiare se stessi per i successi , piuttosto che punirsi per i fallimenti). Inoltre, alcune tecniche insegnano le abilità personali o sociali soggette ad affrontare meglio le situazioni ansiogene.

L’efficacia delle tecniche cognitivo-comportamentali per la cura del Disturbo d’Ansia Generalizzata

Durante i primi decenni (anni ’50 e ’60) sono state sviluppate tecniche di modificazione comportamentale; di recente, questo insieme di procedure terapeutiche sono state arricchite dallo sviluppo di abilità cognitive.
Oggi questa serie di trattamenti sono conosciuti come tecniche cognitivo-comportamentale. In genere, il trattamento dei problemi più comuni (disturbi d’ansia, depressione) utilizzano tecniche cognitivo-comportamentali che producono risultati migliori rispetto al trattamento farmacologico.
Il ruolo della famiglia e degli amici, nel trattamento, è di fondamentale importanza.
La famiglia può svolgere un ruolo di supporto nella lotta contro i disturbi d’ansia; anche se il soggetto è l’obiettivo principale del trattamento, la famiglia può aiutare prendendo parte al programma. Con una formazione adeguata, si può condurre il soggetto in situazioni che generano ansia, offrendo sostegno e incoraggiamento, e contribuendo a creare un ambiente ideale per la guarigione.
I membri della famiglia possono aiutare:

– riconoscendo e premiando le piccole conquiste dei soggetti
– cambiando le aspettative del soggetto durante i periodi di stress
– misurando il miglioramento sulla base dei progressi compiuti, senza fare confronti con gli standard esterni
essendo flessibili e cercando di mantenere una normale routine.

Il giusto tipo di sostegno che può fornire famiglia varia a seconda della malattia e del rapporto esistente tra il soggetto e la famiglia.
Oltre a fornire la terapia psicologica e il trattamento farmacologico, gli specialisti raccomandano sempre più programmi di trattamento in cui vengono inclusi i componenti della famiglia.
In generale, più grave è la malattia, più il programma terapeutico dovrà essere indirizzato a risolvere i problemi familiari e / o civili.

Il Disturbo di panico è tra i più comuni disturbi d’ansia e si definisce come segue:

L’attacco di panico è quasi sempre un’esperienza violenta. Ci si sente come se si stesse per “impazzire”. Fa sentire come se si stesse perdendo il controllo. Il cuore batte forte, tutto sembra irreale e c’è un forte senso di imminente pericolo.

Tra gli attacchi c’è il terrore che l’ansia tornerà. Cercare di sfuggire a questi sentimenti di panico può essere faticoso.

I sintomi di un attacco di panico:
-palpitazioni
-vertigini o capogiri
-mancanza di respiro o una sensazione di soffocamento
-problemi di stomaco, nausea
-dolori al petto
-vampate di calore o brividi
-formicolio o intorpidimento
-sentimenti di irrealtà
-terrore
-paura di morire
-sudorazione
-sensazione di mancanza di controllo o di pensare di impazzire.

Coloro che soffrono di disturbo di panico provano ripetuti sentimenti di terrore che vengono all’improvviso.
Non si può prevedere quando avverrà un attacco. Quando arriva un attacco di panico, è probabile avere palpitazioni, sudare, sentirsi debole ,avere vertigini, formicolio nelle mani o torpore e, eventualmente, sentirsi soffocati o brividi, dolore toracico, sensazioni di irrealtà, paura che accada una calamità, perdere il controllo, credere di avendo un attacco di cuore, un colpo apoplettico e paura di morire.
Gli attacchi possono verificarsi in qualsiasi momento, anche di notte durante il sonno. Tutti gli attacchi durano circa due minuti, ma a volte possono durare fino a 10 minuti. In rari casi possono
durare un’ora o più.
Il disturbo di panico colpisce 1,6 per cento della popolazione ed è due volte più comune nelle donne che negli uomini. Essa può verificarsi a qualsiasi età, nei bambini o anziani, ma comincia quasi sempre nei giovani adulti.
Non tutte le persone che hanno attacchi di panico finiscono per avere disturbi di panico; per esempio, molte persone soffrono di un attacco di panico e non ne hanno mai più altri. Tuttavia, per coloro che soffrono di disturbi di panico è importante ottenere un trattamento adeguato.
Un disturbo non trattato può causare disabilità.
Il disturbo di panico è spesso accompagnato da altri problemi, come la depressione o alcolismo e può generare fobie. Ad esempio, se si verifica un attacco di panico durante l’utilizzo di un ascensore, si può avere paura nel prendere l’ascensore, per poi iniziare ad evitarli.
Le vite di alcune persone potrebbero divenire limitate perché inizieranno ad evitare le normali attività quotidiane, come andare al mercato, guidare un veicolo, non uscire da casa, confrontarsi con una situazione che induce paura, essere sempre accompagnati da un coniuge o da altra persona di cui si ha fiducia. In sostanza, si evita qualsiasi situazione in cui ci si possa sentire impotenti se si verificasse un altro attacco di panico. Quando, a seguito di questo male, la vita delle persone diventa così limitata, come in quasi un terzo delle persone con questo disturbo, si parla di agorafobia.
Gli studi dimostrano che un trattamento adeguato è la terapia cognitivo-comportamentale, la quale con i farmaci, potrebbe essere d’aiuto per il 70 – 90 per cento delle persone con disturbi di panico. Si può vedere un miglioramento significativo la sesta e l’ottava settimana dopo l’inizio del trattamento.
I mezzi di comunicazione utilizzati nella terapia cognitivo- comportamentale insegnano al paziente di visualizzare le situazioni di panico in modo diverso e permettono di conoscere i diversi modi per ridurre l’ansia, come ad esempio gli esercizi di respirazione, o di ricorrere a tecniche che danno un nuovo approccio alla cura. Un’altra tecnica utilizzata nella terapia cognitivo- comportamentale è conosciuta come terapia di esposizione, spesso, però, può mitigare fobie derivanti da un disturbo di panico.
Alcune persone trovano grande sollievo dai sintomi del disturbo di panico quando prendono alcuni farmaci prescritti dal medico. Questi farmaci, come la terapia cognitivo- comportamentale possono aiutare a prevenire gli attacchi di panico o a ridurre la loro frequenza. I due tipi di farmaci che hanno dimostrato di essere sicuri ed efficaci, nel trattamento del disturbo di panico, sono gli antidepressivi e le benzodiazepine.

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Disturbi d’ansia
I disturbi d’ansia possono colpire sia bambini che adulti, uomini o donne, senza distinzione di razza, etnia, livello di istruzione.

La gravità dei disturbi d’ansia e le implicazioni ch un tale disturbo può avere sulla qualità della vita, sono spesso sottovalutati. I disturbi d’ansia possono influenzare i rapporti personali, la qualità di studio o di lavoro, le attività quotidiane e lo sviluppo personale in generale. Alcune persone si rivolgono agli esperti (psichiatra o psicoterapeuta) fin dai primi sintomi, mentre per gli altri, purtroppo, l’aiuto arriva dopo anni di sofferenza.
Una corretta informazione può aiutare a identificare i primi sintomi dei disturbi d’ansia e di prendere la decisione giusta sul trattamento, per limitare gli effetti negativi dell’ ansia sulla qualità della vita.

ANSIA – amico o nemico?

L’ansia, è legata alla paura che proviamo tutti quando ci troviamo di fronte un possibile pericolo; questa ci aiuterà ogni giorno a “sopravvivere” (bisogna scendere le scale, attraversare la strada, ecc) e può essere utile in molte situazioni personali, sociali o professionali.
E’ difficile tracciare una linea netta tra ansia normale, adattativa e ansia clinica (disfunzionale).
L’ansia è considerata una risposta normale quando è determinata da una minaccia reale e se diminuisce o scompare con la scomparsa del “pericolo”. Quando, invece, l’ansia è sproporzionata rispetto al rischio o alla reale gravità di un possibile pericolo, e se continua in assenza del pericolo stesso, bisogna prendere in considerazione questa reazione come “anormale”. Possiamo anche valutare questa risposta attraverso l’impatto che essa ha sul funzionamento della persona: se si osserva che l’ansia ha una forte risposta psicosomatica o se il funzionamento cognitivo, sociale o professionale, è compromesso allora possiamo dire che l’ansia è ha una importanza clinica.

L’ansia si esprime almeno rispetto a quattro aspetti:

Livello cognitivo (pensieri negativi, l’ansia)
Emotivamente (emozioni: paura, ansia, paura, panico, ecc)
A livello fisiologico (rigidità muscolare, mancanza di respiro, vertigini, sonnolenza, nodo alla gola, palpitazioni, mal di testa o di stomaco, ecc)
A livello comportamentale (da comportamenti di evitamento di pericolo o prendendo misure per garantire)

L’ansia è normalmente una risposta normale e adeguata di fronte al pericolo, invece diventa un problema per la salute mentale quando i sintomi:

sono intensi e molto sgradevoli
interferiscono con le attività quotidiane (sociali, familiari, professionali, etc.)
sono persistenti e durano troppo a lungo
colpiscono la qualità della nostra vita

Vulnerabilità – disturbi d’ansia di base

La vulnerabilità è definita come la percezione di una persona di se stesso come “vittima” di un presunto pericolo interno o esterno e su cui la propria capacità di fronteggiamento è troppo bassa per mantenere una sensazione di sicurezza. Nei disturbi d’ansia, questa sensazione di vulnerabilità è intensificata da alcuni processi cognitivi disfunzionali (errori di pensiero). Ad esempio, una persona può sottovalutare gli aspetti positivi delle proprie risorse e capacità (minimizzando), ed è invece portato a mettere a fuoco (involontariamente) l’attenzione sulle proprie debolezze (astrazione selettiva). Egli vede ogni imperfezione come un baratro, e ogni errore come un grave disgrazia (ingrandimento e catastrofizare). In questo modo, si tenderà a sopravvalutare ogni piccolo problema e ci si sentirà sempre più vulnerabile di fronte al “pericolo” e sempre meno in grado di affrontarlo.

Il senso di vulnerabilità può innescarsi su fattori personali e su fattori ambientali. Tra i fattori personali c’è la percezione di mancanza o di una bassa capacità (es. Mancanza di abilità sociali, se interessa una persona con ansia sociale) o errata percezione delle proprie abilità personali (es. Mancanza di fiducia rispetto alla percezione di essere in grado di gestire certe situazioni).

I fattori ambientali in cui ci troviamo possono essere altrettanto importanti. Ad esempio, se una persona ha vissuto tutta l’infanzia in una città senza mai spostarsi, sarà più vulnerabile se si parte per un viaggio in montagna, per la prima volta nella sua vita, non avendo l’esperienza e le competenze per gestire la situazione nel modo più efficace come qualcuno che è cresciuto in un villaggio di montagna. Da questo punto di vista, capiamo come una significativa esposizione al maggior numero di esperienze diverse tra loro possa aumentare le nostre capacità e di aumentare la nostra fiducia di essere in grado di far fronte a situazioni diverse.

La fiducia in se stessi è fondamentale per riuscire a gestire i problemi e ad affrontare le minacce, svolgendo così un ruolo importante in tutti i disturbi d’ansia. Nel trattamento dei disturbi d’ansia, questo aspetto dovrebbe essere preso in grande considerazione, pertanto il trattamento deve includere e aumentare le competenze del paziente, ed individuare e cambiare le credenze disfunzionali su se stessi (ad es. “Io sono debole”, “Sono sempre stato malaticcio “” io non sono in grado di far fronte a situazioni di stress, io sono troppo emotivo”, ecc)

Cosa causa e mantiene l’ansia

Ogni situazione o evento che viviamo viene filtrato attraverso il vaglio delle nostre convinzioni ed esperienze, e questo provoca una diversa interpretazione da persona a persona. L’interpretazione che viene data a determinate situazioni o eventi, può causare cambiamenti sul piano emotivo e la conseguente risposta comportamentale.

Spesso le persone tendono a dire che le loro emozioni sono dovute a fattori esterni: “Il mio capo mi ha fatto arrabbiare, perché non le piaceva il mio lavoro”, “Mia moglie mi fa sentire molto in colpa, la situazione finanziaria in Italia mi spaventa molto “, etc.
In realtà, ciò che determina il nostro stato emotivo, è il modo in cui interpretiamo gli eventi e le situazioni che si attraversano.
La terapia comportamentale si concentra, nel caso dei disturbi d’ansia, all’importanza dell’esposizione agli stimoli che generano ansia, con effetto della conseguente graduale diminuzione o scomparsa dei sentimenti di paura. Numerosi studi hanno dimostrato che l’evitare le situazioni temute svolge un ruolo importante nel mantenere l’ansia a lungo termine, anche se aiutano momentaneamente (soltanto) a calmare persona.

La risposta fisiologica alla paura: “scappare o affrontare”
Le sensazioni fisiche che accompagnano stato di paura, sono comuni nei disturbi d’ansia e rappresentano un importante disagio per le persone con tali disturbi. Spesso queste sensazioni fisiche vengono interpretate come un segnale di pericolo, innescando esse stesse una reazione di panico.

Sia che ci troviamo di fronte ad una minaccia reale o anche soltanto pensando a qualcosa che consideriamo pericoloso, il nostro corpo reagisce automaticamente attraverso una risposta che ci aiuterà a combattere o fuggire da un pericolo: la risposta “lotta o fuga”. Il nostro cervello riceve costantemente ed elabora i segnali provenienti dall’ambiente e dal proprio corpo. Alcune di queste informazioni vengono elaborate cognitivamente (attraverso il pensiero), determinando in tal modo la vasta scala di emozioni. A volte, il cervello ha una reazione automatica di fronte al pericolo, “senza” attingere coscientemente alle informazioni date dal processo cognitivo. Per esempio, se si vede del fumo proveniente dalla cucina, attiveremo cognitivamente
informazioni “Cos’asta succedndo? Qualcosa è in fiamme!”, e questo produrrà uno stato di paura e una risposta fisiologica (aumento della frequenza cardiaca, la tensione muscolare, l’accelerazione della respirazione, ecc).
In altre situazioni di pericolo, la risposta fisiologica è automatica:
se improvvisamente si vede una macchina proveniente verso di noi con una forte velocità e senza rallentare, reagiamo in modo rapido, senza pensare a quello che sta accadendo o a ciò che facciamo. I muscoli si contraggono improvvisamente, la respirazione accelera… ed in questo modo il corpo è pronto a correre lontano dal pericolo.
Ciò si spiega con il fatto che l’informazione arriva a essere elaborata dall’ “amigdala” (quella parte del cervello responsabile di innescare la risposta di “lotta o fuga”).

Cosa causa la paura nei disturbi d’ansia

i disturbi d’ansia distorcono la percezione del pericolo. In altre parole, gli stimoli che la maggior parte di noi considerano innocui (es. Una sensazione di vertigini, un incontro di lavoro, ecc), determinano nella persona con ansia, uno stato di intensa paura o addirittura il panico. Come accennato in precedenza, anche un pensiero negativo può innescare lo stesso stato di paura come proverebbero le persone di fronte a un pericolo reale.
La “lotta o fuga” è una risposta caratterizzata da cambiamenti fisiologici causati da scariche di adrenalina ed è una risposta normale ed adattativa. Nessuno di questi cambiamenti fisiologici normali è pericoloso o può provocare altri problemi di salute.

La “lotta o fuga” e una risposta di tutte le persone e non è solo di persone specifiche. Figuriamoci che anche gli animali di fronte al pericolo, hanno le stesse risposte fisiologiche come gli esseri umani (tachicardia, respirazione rapida, tensione muscolare, ecc).

Il disturbo di panico

Un attacco di panico non è una malattia in sé. Durante un attacco di panico, una persona può sentire le seguenti sensazioni fisiche:

battiti cardiaci accelerati
Sensazione di nodo alla gola
Dispnea o sensazione di soffocamento
Respirazione accelerata
Vertigini
Tremore
formicolio o intorpidimento delle mani o dei piedi
Sudorazione
Nausea
Mal di stomaco e altri sintomi gastrointestinali
Offuscamento della vista
Derealizzazione o sensazione di depersonalizzazione

Questi sintomi sono spesso accompagnati da altre sensazioni fisiche fanno temere alla persona di diventare pazzo, di poter morire o perdere il controllo.
Anche se molte persone hanno occasionali attacchi di panico durante il corso della vita, solo alcuni interpretano questa esperienza come catastrofica, aumentando l’ipervigilanza e il mantenimento di un continuo stato di allerta, predisponendo in questo alla recidiva di attacchi di panico.

Alcune persone con disturbo di panico iniziano a evitare certi luoghi o situazioni in cui si sono presentate in presenza esperienze di attacchi di panico considerando la probabilità che in certi luoghi gli attacchi di panico si possono più facilmente riprestare.

Tra gli evitamenti più frequenti tra le persone con disturbo di panico si includono:
Evitare mezzi di trasporto (autobus, treno, aereo, auto, ecc); evitare l’ascensore, i ristoranti, i centri commerciali, aree affollate o spazi di piccole dimensioni e soffocanti, evitamento in genere di tutti i luoghi dove in precedenza avevano avuto attacchi di panico, evitamento dell’attività fisica (spesso anche il rapporto sessuale), etc.

Tra gli atteggiamenti più frequenti tra le persone con disturbo di panico si includono:
Garantire la presenza di un ospedale nelle vicinanze, avere farmaci ansiolitici a disposizione (ad es. in tasca o in borsa), avere con se una bottiglietta di acqua, camminare con un’altra persona che si ritiene affidabile in caso di bisogno, richiedere frequente assistenza al pronto, usare farmaci a base di erbe (es. valeriana… o fiori di bach), controllare ripetutamente la frequenza del polso o la pressione sanguigna, ecc

Nel corso del tempo, questi comportamenti tendono ad aumentare e a mantenere lo stato di attenzione esasperata sui pensieri ansiogeni o sulla paura che qualcosa di grave possa accadere da un momento all’altro.

Le persone che soffrono di disturbo di panico sono intrappolate nel circolo vizioso dell’ipervigilanza e delle interpretazioni catastrofiche relative alle sensazioni fisiche e a ttivazione della risposta di “lotta o fuga” alla comparsa delle sensazioni fisiche.

Disturbo ossessivo-compulsivo

Il disturbo ossessivo-compulsivo è caratterizzato dalla comparsa di pensieri, immagini o impulsi (ossessioni) che causano un elevato stato di ansia e di paura. Per abbassare lo stato di ansia, la persona con questo disturbo adotta una serie di attività o rituali (compulsioni).
A tutti noi a volte vengono in mente pensieri o immagini strane, violente o che non vogliamo, tuttavia la maggior parte di noi non li prende in considerazione, ottenere su di loro un rapido controllo.
Invece alcune persone si sentono molto spaventate da questi pensieri, considerando che:
tali pensieri o immagini non dovrebbero esserci e per questo procurano un senso di colpa,
oppure si crede che se si pensano cose immorali, violente o strane allora si è immorali, cattivi, strani, etc.
Il paziente con disturbo ossessivo-compulsivo potrebbe credere che se si pensa una determinata cosa, allora vuol dire che si desidera che quella cosa accada o che si potrebbe fare qualche azione cattiva per realizzarla.

Le persone che hanno queste credenze, possono iniziare ad adottare “strategie” per evitare pensieri, immagini o impulsi indesiderati aumentando l’ipervigilanza nel rilevare i momenti in cui si possono verificare questi pensieri, e adottare diversi meccanismi di distrazione e di rassicurazione (compulsioni). In questo modo la preoccupazione relativa alla rimozione dei pensieri indesiderati occuperà sempre più tempo e i pensieri tenderanno a diventare sempre più frequenti (Più cerchiamo di non pensare a qualcosa, più si pensa a quella cosa).

Il circolo vizioso del disturbo ossessivo compulsivo mostra, in molti casi, come l’emergere di un pensiero, un’immagine o impulsi indesiderati (violenti, sessuali, immorali, etc.) porti conseguentemente a cambiare il comportamento del paziente per prevenire o neutralizzare i pensieri indesiderati (compulsioni).

Questo atteggiamento porta ad aumentare sempre di più la frequenza e l’intensità di pensieri, immagini, impulsi – diventando “ossessioni”.

Il disturbo d’Ansia Generalizzato

Il disturbo d’Ansia Generalizzato è caratterizzato dalla quasi costante presenza di preoccupazioni sulla quale la persona si sente che non ha alcun controllo. Anche se non ci sono reali motivi di preoccupazione, le persone con ansia generalizzato tendono ad elaborare scenari catastrofici su una serie di aspetti della vita: la loro salute o la famiglia, la condizione economica della famiglia o la vita professionale. La quotidianità di una persona con ansia generalizzata è dominata da pensieri negativi circa il futuro, accompagnata da intense sensazioni di disagio emotivo e fisico.
Spesso le persone con ansia generalizzata accusano sintomi fisici come dolori muscolari, difficoltà di deglutizione, stanchezza, mal di testa o di stomaco, insonnia.
Anche se la persona si rende essa stessa conto che le preoccupazioni sono esagerate, le persone con disturbo d’ansia generalizzata sentono come di non riuscire a fermare e controllare le preoccupazioni. Il disturbo d’ansia generalizzato può essere accompagnato da depressione, difficoltà di concentrazione e irritabilità.

La ricerca ha dimostrato che le persone con disturbo d’ansia generalizzato hanno una serie di credenze:

credenze negative:
Le preoccupazioni sono incontrollabili
Una volta che comincio non riesco a smettere di preoccuparmi
Non posso fare nulla per fermare le preoccupazioni
Se mi preoccupo ancora diventerò pazzo
Se continuo a preoccuparmi mi ammalerò

credenze positive:
Se ti preoccupi, è possibile evitare gli eventi indesiderati
Preoccuparmi mi aiuta a far fronte a situazioni spiacevoli
Preoccuparmi mi aiuta a trovarmi preparato per qualsiasi situazione
Preoccuparmi mi aiuta a risolvere problemi
Se mi preoccupo, nulla di brutto può accadermi e cogliermi di sorpresa

Un altro fattore importante nello sviluppo e nel mantenimento dell’ ansia generalizzata è l’intolleranza all’incertezza. Gli studi hanno dimostrato che le persone con questo disturbo hanno più difficoltà a tollerare l’incertezza e le emozioni negative. La preoccupazione offre, da questo punto di vista, un falso senso di controllo e sicurezza.

Accettare l’incertezza, aumentare la capacità di problem-solving e l’apprendimento di tecniche cognitiva e di rilassamento sono parte del trattamento di cognitivo-comportamentale dell’ansia generalizzata.

Ansia Sociale
Tutti noi proviamo emozioni di ansia in alcune situazioni sociali: esami, colloqui, quando teniamo un discorso o di abbiamo un primo appuntamento con una persona che non conosciamo. Alcuni sono timidi e trovano difficile avviare una conversazione o si sentono a disagio quando sentomo i riflettori puntati su di se.

L’ansia sociale è, tuttavia, diversa dalla timidezza.
Le persone con ansia sociale hanno standard eccessivamente alti circa le proprie prestazioni sociali e una forte paura di fare una buona impressione. In situazioni sociali, vivono un disagio molto intenso, hanno paura di attirare l’attenzione, hanno paura di sentirsi in imbarazzo o di comportarsi in modo umiliante o imbarazzante.
Pertanto, l’esposizione a situazioni sociali viene evitata o vissuta con intenso disagio.
L’ansia si verifica prima di trovarsi nella situazione (ansia anticipatoria), ed è determinata da pensieri catastrofici. Questo senso di paura e di vergogna continua oltre la situazione sociale ogni volta che la persona ricorda ogni gesto ha fatto, pensando se era “buono o cattivo”.
Ogni stimolo ambiguo sarà interpretato negativamente, rafforzando la convinzione di non poter far fronte a queste situazioni.
Alcune persone hanno intensi sentimenti di paura o addirittura panico nella maggior parte delle situazioni sociali, configurandosi come una fobia sociale generalizzata. Altre persone vivono il disagio solo in determinate situazioni, ad esempio in presenza di determinate persone o in alcuni luoghi o attività.
Tra le situazioni che generano disagio più intenso ci sono:
Parlare in pubblico (incontri sociali, discorsi pubblici, feste, riunioni di lavoro, etc.)
Esporsi davanti ad un pubblico
Avviare o mantenere una conversazione
Mangiare o bere di fronte agli altri
Frequentare luoghi pubblici

Le persone con fobia sociale possono avere un basso grado di abilità sociali.

Fobia specifica

La fobia specifica è la paura intensa e irrazionale verso uno stimolo (situazione o cosa) innocuo e non pericoloso. I timori più comuni sono: la paura delle altezze, la paura dei tunnel, la paura di volare, la paura dei cani, ragni / insetti, la paura del sangue, la paura dei luoghi chiusi, la paura degli uccelli, topi, serpenti, ecc.
Le persone con fobia specifica si rendono conto che la loro paura è troppo intensa e irrazionale o ingiustificata, ma quando ci si trova di fronte all’ oggetto o alla situazione temono ugualmente (talvolta, anche soltanto a pensa a questo proposito). Questi pazienti vivono condizioni di intensa ansia o addirittura di attacchi di panico.
Le fobie di solito compaiono durante l’infanzia o l’adolescenza. Anche se le cause esatte dello sviluppare una specifica fobie non sono noti, gli studi dimostrano che spesso la stessa fobia specifica si presenta in diversi membri della stessa famiglia.
Le persone con fobia specifica di solito non si rivolgono a cure specialistiche fino a quando possono, con facilità, evitare la cosa che temono, invece la richiesta di aiuto avviene solo quando questo evitamento interferisce con la loro vita professionale o personale.

La psicoterapia, in particolare la terapia cognitivo-comportamentale, è il trattamento più efficace per le fobie specifiche.

Disturbo da stress post-traumatico

Il Disturbo da stress post-traumatico può essere sperimentato da alcune persone che stanno attraversando situazioni di pericolo di vita o sono stati testimoni di un tale evento. Le persone che hanno subito abusi fisici o sessuali o che hanno avuto un incidente grave, o che hanno affrontato un disastro naturale (ad es. terremoti, alluvioni, ecc), che sono stati vittime di un furto o tentato stupro, o hanno sperimentato altri eventi o situazioni traumatiche possono sviluppare un Disturbo da stress post-traumatico. Alcune persone sviluppano questa condizione senza essere state vittime dirette di violenza o di una situazione di pericolo: quando una persona è testimone di un evento che mette in pericolo la vita di un altro – o qualcuno vicino (es. la morte di una persona cara) o qualcuno sconosciuto (es. il testimone di un incidente d’auto), c’è la possibilità di sviluppare un disturbo da stress post-traumatico.
Questo disturbo si manifesta rivivendo quei momenti traumatici con sequenze di pensieri o immagini ( “flashback”), accompagnate da paura e sensazioni fisiche molto intense (battito cardiaco accellerato, mancanza di respiro, etc.), incubi, pensieri e immagini lugubri. Le persone con Disturbo da stress post-traumatico possono evitare luoghi, situazioni, persone o oggetti che ricordano loro il momento traumatico e hanno difficoltà a ricordare l’esperienza che hanno vissuto. Ad esempio, una persona che ha avuto un incidente d’auto, potrebbe non ricordare esattamente cosa è successo e evitare successivamente di salire in macchina.

Le persone con Disturbo da stress post-traumatico possono sentirsi in colpa, depressi o preoccupati, possono perdere interesse nelle attività piacevole che hanno sempre fatto e sentirsi “insensibili” emotivamente. Alcune persone con Disturbo da stress post-traumatico possono sentire irrequietezza, agitazione e irritabilità e hanno difficoltà a dormire (difficoltà ad addormentarsi, incubi, etc.).
Se si nota che la persona cara, che ha attraversato un evento traumatico mostra tali sintomi, lo si può aiutare e offrirgli un sostegno emotivo. Solitamente questi sintomi diminuiscono con il tempo… ma con l’aiuto. Non ignorare mai le idee di suicidio o di autolesionismo, e incoraggiare la persona a cercare aiuto nello specialista più vicino (psichiatra o psicoterapeuta).

Il trattamento dei disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia possono essere trattati con farmaci, alcune forme di psicoterapia, o da entrambi i trattamenti combinati. L’opzione di trattamento dipende dal tipo di disturbo e dalle caratteristiche del paziente. Prima di ogni trattamento è necessario consultare uno specialista per determinare se i sintomi sono dovuti ad un disturbo d’ansia o di una causa fisica.

Il trattamento è determinato sulla base della diagnosi, gravità dei sintomi ed eventuale presenza di altri disturbi (es. Depressione, abuso di sostanze, ecc). Ad esempio, alcune persone optano per i farmaci, preferendo ridurre rapidamente i sintomi. Altri preferiscono seguire una forma di psicoterapia in cui imparare a gestire l’ansia ed eliminare la causa.

Alcuni disturbi d’ansia possono essere trattati solo attraverso la psicoterapia, e anche se il paziente assume il farmaco, è importante sottoporsi a un tipo di intervento psicologico per imparare che cosa è l’ansia e come gestirla in modo efficace.

Gli studi clinici hanno dimostrato che la forma più efficace di intervento psicologico nei disturbi d’ansia è la psicoterapia cognitivo-comportamentale.
La terapia cognitiva aiuta la persona a cambiare i modelli di pensiero negativi che mantengono la paura, invece la terapia comportamentale aiuta ad identificare e cambiare i comportamenti disfunzionali che la persona adotta come risposta nelle situazioni che gli provocano la paura.
La terapia Cognitivo-comportamentale dura in media 3-4 mesi.

Ansia e famiglia

Quando qualcuno nella propria famiglia soffre di un disturbo d’ansia può essere difficile comprendere dagli altri membri relativamente ai suoi sentimenti, pensieri e comportamenti. Alcune reazioni possono sembrare assurde o si può pensare che la persona non ha sufficiente “coraggio” per superare la situazione. Per comprendere meglio la persona si dovrebbe imparare di più sui disturbi d’ansia: come si manifestano, quali sono i fattori che li mantenengono, quali sono le misure necessarie per la guarigione.

Di fronte a un disturbo d’ansia, la maggior parte di noi non sa come reagire. È normale quindi che i membri della famiglia vivono sentimenti di paura, frustrazione, senso di colpa, confusione, o addirittura rabbia. I genitori, in particolare, tendono a darsi la colpa quando il loro bambino ha un disturbo d’ansia. Bisogna sapere che i disturbi d’ansia sono causati da vari fattori, alcuni dei quali non sono sotto il nostro controllo.

L’ansia è un problema di salute mentale e richiede cure specialistiche (farmaci o psicoterapia), così come altre malattie che possono presentarsi durante il corso della vita.

In primo luogo si deve sapere facendo un trattamento appropriato (farmaci e / o psicoterapia cognitivo-comportamentale), la possibilità di guarigione dai disturbi d’ansia sono molto elevati.
Inoltre bisogna sapere che l’ansia non curata può dare conseguenza ad altre malattie mentali o fisiche, pertanto la cura dovrebbe essere indirizzata al trattamento sia dell’ansia, sia alla prevenzione di altre malattie la natura fisica o emotiva.
La preoccupazione eccessiva e l’ipervigilanza può avere un effetto indesiderato a lungo termine: bisogna rafforzare la fiducia del paziente con questi disturbi e che non è in grado di superare la paura senza l’attenzione senza il permanente senso di allarme. Senza un adeguato trattamento il disturbo può diventare sempre più grave e, a lungo termine, alimentare un crescente senso di ansia.

Il paziente continua a credere sempre di più che ciò che sta accadendo è orribile, irrisolvibile e che egli è impotente contro l’ansia.

Le tecniche di minimizzazione a cui fanno appello alcuni membri della famiglia, dicendo: “Non ti preoccupare che non hai niente”, “smetti di preoccuparti e ragiona”, etc. Ancora una volta sono un metodo disfunzionale, in quanto tali messaggi non aiutano il paziente ad acquisire le competenze necessarie per vincere l’ansia, anzi, ancora di più, lo fanno sentire incompreso e inadeguato.

Il miglior modo per aiutare la persona che soffre di un disturbo psicologico, è incoraggiarlo a cercare un aiuto professionale (psichiatra, psicoterapeuta).

8 semplici tecniche per eliminare l’ansia

E’ molto probabile che la maggior parte di noi ha almeno una volta avuto a che fare con l’ansia.

Sicuramente siamo tutti d’accordo che è uno stato molto spiacevole.
Cercando la parola “ansia” troviamo descritto come “uno stato di inquietudine, di preoccupazione, accompagnato da palpitazioni, disturbi nella respirazione, tensione muscolare, ecc.”

Presentiamo otto semplici tecniche che è possibile adottare per eliminare l’ansia:

Naturalmente non c’è garanzia che praticandoli si riesca ad eliminare l’ansia del tutto, ma sicuramente sono un aiuto verso la guarigione:
1. Aumentare il livello di endorfine: L’antidoto principale per l’ansia
L’ansia può essere ridotta praticando attività che aumentano il livello di endorfine nel corpo
Ad esempio, praticare attività fisica, sport o lunghe passeggiate all’aria aperta.
Non solo questo può rilasciare endorfine, ma aumenta la fiducia in se stessi.

2. Fare le “cose” subito piuttosto che rinviarle per un lungo periodo di tempo.
La ripresa del lavoro incompiuto è liberatoria e aumenta l’autostima.

3. Fate una lista delle vostre competenze e qualità.
A volte, quando l’ansia sta monopolizzano il nostro essere, riteniamo che nessun trattamento avrà effetto. Ma il più delle volte ci si dimentica che lavorando sulla propria persona e la valorizzando le proprie capacità elimina l’ansia.
Questo esercizio è utile per le persone in situazioni di ansia e altri problemi, come la mancanza di autostima o sentimenti di inferiorità.

4. Cercare i fattori di stress che provocano ansia e studiare come è possibile rimuoverli.
Se pensiamo che ci troviamo in una situazione che non possiamo controllare, allora sarebbe opportuno fermarsi e porsi alcune domande.

E’ importante guardare indietro e cercare se siamo in grado di identificare l’evento che ha fatto partire il nostro stato di ansia. Altrettanto importante è quello di cercarne una soluzione.

5. Non dimenticare di telefonare o di incontrare gli amici e le persone care: in alcuni casi possono essere il miglior trattamento per l’ansia.
Quando ci troviamo in uno stato di ansia, abbiamo una percezione completamente diversa della realtà.

6. Provare un metodo alternativo di guarigione ansia.

Yoga, agopuntura, cromoterapia, aromaterapia, massaggi, ecc.
Anche se non possono eliminare completamente i sentimenti di ansia, possono aiutare ad alleggerirli.

7. Stabilire e rispettare “gli orari”.

Quando si parla di ansia fare questo è particolarmente importante.

Cercare di rispettare il più possibile l’orario della sveglia e quello di andare a dormire.

Non saltare i pasti e continuate le attività di sempre.

8. Ricordati che sei al sicuro.
Gli attacchi di panico e ansia sono accompagnate da tensioni a cui il paziente non riesce a far fronte.

La prossima volta che hai a che fare con una tale paura, cercando di respirare e tornare oggi.

Non importa quanto possa sembrare difficile, ricordare a se stessi che la paura che si sente non è altro dovuta che alla scarsa conoscenza del strategie di fronteggiamento giuste.

Questi consigli vi aiuteranno a liberare la mente e avere più controllo sui vostri stati d’animo.

Che cosa è l’ansia?

L’ansia è un’emozione di base, che troviamo nelle persone di tutte le culture. Si può definirla suona un po ‘strano, ma è noto a tutti noi le emozioni. La condizione di ansia è caratterizzata da irrequietezza, dall’attesa per qualcosa di brutto sa per accadere o dal non sentirsi al sicuro. Ecco

L’ansia non è soltanto uno stato mentale, ma si esprime con sintomi fisici in tutto il corpo: il cuore inizia a battere più forte, la respirazione è corta o molto accelerata, si sentono i muscoli tesi, sudorazione, sensazione di peso allo stomaco. Vivendo questi stati, si può avere anche difficoltà a rimanere fermi o seduti, non ci si riesce a concentrare, a discutere con attenzione, si può provare talmente agitazione da spostarsi da un angolo all’altro della stanza. La mente sembra essere inondata da preoccupazioni ( “Se succede … così?” “Se accade … questo?” “Se non riesco a …?”), Può essere accompagnata da immagini raccapriccianti ( “”Io fallirò l’esame!” , “Tutti rideranno di me!”), ricordi spiacevoli, o dubbi continui.

Quali sono i disturbi d’ansia

I disturbi d’ansia sono problemi di salute mentale molto comuni. Gli studi condotti mostrano che la prevalenza dei disturbi d’ansia nel corso della vita è di circa. 30%. Il disturbo d’ansia ha una forte prevalenza con l’evoluzione in ansia cronica, e senza adeguato trattamento presentano maggiori rischi a lungo termine, come ad esempio un aumento del rischio di gravi comorbidità somatiche o con altri problemi di salute mentale (es. depressione, abuso di alcol o di altre sostanze) aumento del tasso di disabilità, insuccesso scolastico, la disoccupazione o scarso rendimento sul lavoro.

E’ importante capire che un disturbo di ansia non è un problema psicologico con cui dobbiamo convivere per tutta la vita perché irrisolvibile, per questo dobbiamo rimuoverlo completamente dalla nostra vita. L’ansia è un’emozione che troviamo in tutte le culture e si trova in tutti i mammiferi, dimostrando che è questa un’emozione naturale, mantenuta nella nostra evoluzione in quanto è necessaria e importante per la sopravvivenza.
Dobbiamo però capire la differenza tra ansia normale e ansia “patologica”, quindi, quando l’ansia diventa un problema.

I principali tipi di disturbi d’ansia

L’ansia clinica può assumere molte forme e con una varietà di sintomi.

Il disturbo di panico
Il disturbo di panico è caratterizzato da attacchi di panico ricorrenti e un maggiore evitamento di situazioni che possono scatenare questi attacchi. Durante un attacco di panico le persone molto frequentemente credono di avere un attacco cardiaco o di stare per soffocare, questo senza identificarne una ragione. I sintomi di attacchi di panico sono: palpitazioni, dolore al petto, sudorazione, tremori, sensazioni di soffocamento, paura di morire, paura di perdere il controllo, sentimenti di irrealtà

Come curare i disturbi d’ansia

Secondo le linee guida dell’American Psychiatric Association, tutti i disturbi d’ansia possono essere efficacemente trattati con le seguenti due forme di terapia applicate indipendentemente o in combinazione:

Farmaci – ansiolitici, antidepressivi o beta-bloccanti
Psicoterapia Cognitivo Comportamentale

1. Il trattamento con i farmaci – ansiolitici, antidepressivi, beta-bloccanti

Innanzitutto la decisione di assumere o meno un farmaco per l’ansia (o modificare in terapia farmacologica corso) dovrebbe essere presa solo in consultazione con un medico specialista in salute mentale.

La terapia farmacologica riduce i sintomi di ansia, modificando l’attività dei neurotrasmettitori nel sistema nervoso centrale o periferico (beta-bloccanti). I neurotrasmettitori sono messaggeri chimici che le cellule neuronali usano per comunicare tra loro o per coordinare gli organi interni e i muscoli. Infatti, gli studi clinici hanno dimostrato che nei disturbi di disturbi d’ansia viene coinvolta l’attività dei neurotrasmettitori come la serotonina, noradrenalina e GABA. Tuttavia il farmaco non è in grado di correggere strettamente i circuiti neurali corrotto, ma agisce globalmente su tutto il sistema nervoso. Per questo motivo, i farmaci sono spesso accompagnati da effetti collaterali vari, somatici o psicologici, come vertigini, mancanza di energia, nausea, confusione, difficoltà di concentrazione, disturbi visivi etc. Quando il farmaco viene utilizzato per lungo tempo, può verificarsi un aumento della tolleranza ai farmaci, il che significa che le dosi devono essere aumentate per ottenere lo stesso effetto, e ciò può creare una situazione di dipendenza. Inoltre, la sospensione brusca può indurre sintomi di astinenza e far ripresentare i sintomi dell’ansia precedenti al trattamento stesso. Per queste ragioni, la terapia farmacologica deve essere seguita sotto la supervisione di uno psichiatra.

Ansiolitici. Le benzodiazepine (tranquillanti categoria) sono forse i farmaci più prescritti per i disturbi di ansia. Essi sono preferiti perché agiscono velocemente e producono meno effetti collaterali (per questo motivo sono anche i farmaci più abusati). Esempi di benzodiazepine diazepam, lorazepam, clonazepam, alprazolam, etc.
Il meccanismo d’azione agisce potenziando l’attività del GABA, un neurotrasmettitore con ruolo inibitorio, riducendo l’eccitabilità del sistema nervoso centrale.

2. La Psicoterapia cognitivo-comportamentale

La Psicoterapia Cognitiva comportamentale (CBT) è forse la forma più ben validata di psicoterapia per i disturbi d’ansia e depressione, è consigliata spesso come trattamento ideale per questi tipi di problemi mentali. La psicoterapia cognitivo-comportamentale comporta il cambiamento dello stile di pensiero e il modo in cui le persone agiscono di fronte alle situazioni di ansia. Le persone con disturbi d’ansia possono essere eccessivamente vulnerabili a determinate situazioni e possono essere dominate dalla necessità di evitarle. Inoltre, questi pazienti non riescono a controllare in modo efficace le loro reazioni di ansia e paura (es. tremore, aumento della frequenza cardiaca, respirazione accelerata, sudorazione, ecc), che spesso li fa sentire di avere completamente perso il controllo.

Pertanto, la psicoterapia cognitivo-comportamentale mira a correggere i fattori che causano i sintomi di ansia e favorire a lungo termine la guarigione. Attraverso la psicoterapia, la gente impara a controllare la sua ansia con strategie efficaci a rilassarsi, impara ad osservare i pensieri e i comportamenti che alimentano l’ansia nel lungo termine, impara a sostituire questi pensieri e comportamenti inefficaci con nuovi modelli di pensiero e l’azione.

Le persone imparano a conoscere i meccanismi dell’ansia in generale, imparano come hanno sviluppato la loro ansia e come affrontarla in modo efficace; imparare a controllare i sintomi e osservare i contesti in cui questi peggiorano o, al contrario, stanno migliorando; scoprire come i propri pensieri e le proprie azioni possono aumentare o ridurre l’ansia.

Non vi è dubbio che la Terapia Cognitivo Comportamentale può ridurre i sintomi di ansia, La mente e il cervello sono parte di un sistema unificato. I risultati dimostrano come la psicoterapia cognitivo-comportamentale normalizza l’attività cerebrale rispetto ai circuiti neurali coinvolti nei disturbi d’ansia in modo disfunzionale.

Pertanto, è importante notare che sia il farmaco che psicoterapia, possono modificare il funzionamento circuiti neurali coinvolti nei disturbi d’ansia, tuttavia i due trattamenti agiscono su piani diversi.

Ansia e cura

Ansia generalizzata

Che cosa è ansia generalizzato?
Come funziona l’ansia generalizzata?
Come curare l’ansia generalizzata?
Dove posso curare il disturbo d’ansia generalizzato?

Che cosa è ansia generalizzata?

L’ansia generalizzata si riferisce alla preoccupazione eccessiva e incontrollabile rispetto agli eventi della vita quotidiana, anche senza un effettivo rischio o pericolo a giustificare tale agitazione. Essa si verifica nel 4-10% della popolazione, e l’incidenza è di due volte superiore nelle donne che negli uomini. Il disturbo d’ansia generalizzata di solito inizia a presentarsi durante l’adolescenza o all’inizio dell’età adulta.

Naturalmente, tutti possiamo avere preoccupazioni circa la salute, il denaro o per problemi familiari, tuttavia questa preoccupazione, anche se produce uno stato sgradevole di ansia può aiutarci a cercare e trovare soluzioni ai problemi che abbiamo di fronte. Le persone affette da ansia generalizzata sono tuttavia estremamente preoccupate circa molti aspetti della vita, spesso la sensazione di ansia è aumentata dal paura circa eventi non realistici o che hanno una bassissima probabilità di verificarsi. Queste persone hanno grandi difficoltà a soddisfare i loro compiti sul lavoro e casa o hanno difficoltà a godersi la vita e le relazioni con gli altri perché:

Essi non riescono a controllare le loro preoccupazioni costanti. La maggior parte delle persone è in grado di “mettere da parte le preoccupazioni” quando hanno bisogno di focalizzare la loro attenzione su un compito quotidiano più importante. Invece, le persone con disturbo d’ansia generalizzata, una volta che hanno cominciato a preoccuparsi per una cosa, hanno grandi difficoltà a riportare l’attenzione su altri compiti. A causa di queste difficoltà, spesso il loro rendimento professionale viene compromesso.
Questi pazienti sono costantemente agitati e ansiosi perché sono sopraffatti dalla preoccupazione. Dato che le preoccupazioni sono relative ad eventi futuri, comportano sempre un certo grado di incertezza. L’incertezza circa gli eventi futuri non può essere eliminata completamente, ma deve essere semplicemente tollerata. Le persone con ansia generalizzata non riescono appunto a tollerare la mancanza di certezza per quanto riguarda gli eventi negativi che essi immaginano. Quindi sono sempre in uno stato di apprensione e dubbi.
Questi pazienti lamento stanchezza continua a causa di un elevato consumo di energia sostenuto dalla loro costante preoccupazione;
Non riescono a rilassarsi, hanno disturbi del sonno percependo costantemente una situazione di pericolo imminente. Si sento sempre senza fiato, e tutto ciò non permette loro di rilassarsi;
Spesso presentano difficoltà a concentrarsi a causa della stanchezza, i disturbi del sonno e le preoccupazioni permanenti;

I sintomi somatici sono: mal di gola, tensione muscolare, mal di testa, sintomi gastrointestinali, ecc;.
sono facilmente irritabili, trovandosi in uno stato continuo di tensione;

Le persone sofferenti di ansia generalizzata si trovano spesso in una spirale, perché inizialmente si preoccupano di un problema specifico per poi aggravarsi preoccupandosi anche circa situazioni ipotetiche o improbabile. Questo processo continua fino a ottenere il preoccuparsi crescente su problemi inverosimili.
L’ansia e le preoccupazioni sono per il paziente molto faticose, queste provocano problemi di sonno, stati d’animo irritabiliti, irrequietezza, problemi di concentrazione, dolore somatico. Inoltre, questi sintomi spesso impediscono di assolvere al meglio i loro compiti quotidiani, dando così più motivi di preoccupazione.

L’ansia cronica può essere debilitante e a lungo termine limitare notevolmente i gradi di libertà e di decisione del paziente. Inoltre, la sostenuta convinzione che il mondo è pieno di pericoli, e che le loro capacità sono insufficienti ad affrontare questi pericoli, può portare il paziente senza speranza per il futuro. Per queste ragioni, la depressione è un problema comune nelle persone con ansia generalizzata – secondo alcuni studi, la presenza contemporanea dei due disturbi raggiunge il 60%.

Il disturbo d’ansia generalizzato è una malattia cronica, ma varia la sua intensità durante tutta la vita – i sintomi di solito peggiorano durante i periodi di stress (cambiando ad esempio le condizioni di lavoro, i principali eventi in famiglia, vicino a importanti scadenze.). La diagnosi di disturbo d’ansia generalizzato può essere determinato quando il disagio causato dalla preoccupazione costante influenza fortemente le attività quotidiane, la vita sociale, il lavoro e altre aree importanti del funzionamento oltre, naturalmente, quando la qualità della vita ne è significativamente compromessa.

Quali sono le cause dell’ansia generalizzata?

Se comprendiamo le cause dell’ansia generalizzata, allora possiamo capire come trattarla. Prima di tutto dobbiamo essere consapevoli del fatto che non esiste un singolo fattore per spiegare l’intero quadro clinico dell’ansia generalizzata. Possiamo parlare di fattori generali di vulnerabilità (ossia i fattori che predispongono alcuni individui a sviluppare ansia generalizzata per tutta la vita), i fattori specifici (spiegano la presenza o la gravità dei sintomi di ansia) e i fattori di mantenimento / cronicità (non determina direttamente il disturbo d’ansia generalizzato, ma a lungo termine contribuisce a mantenere o peggiorare i sintomi).

1. Quali sono i fattori generali?

La ricerca mostra che la storia familiare del paziente svolge un ruolo molto importante nello sviluppo dell’ansia generalizzata. Così, le persone i cui genitori o parenti hanno questo disturbo hanno 5 volte più alta la probabilità di sviluppare lo stesso disturbo (modelli educativi), tuttavia i meccanismi genetici che aumentano la vulnerabilità a sviluppare un disturbo d’ansia generalizzato non sono stati identificati.

Un altro fattore di vulnerabilità è quel tratto di personalità che si manifesta con la tendenza di alcune persone a preoccuparsi spesso e a reagire con emozioni negative alle situazioni di stress (arrabbiarsi, spaventarsi, piangere facilmente) o sentirsi vulnerabile di fronte allo stress. Le persone con alti livelli di nevrosi sono più vulnerabili a sviluppare i problemi di ansia e depressione nei momenti di stress.

E’ risaputo che alcuni fattori ambientali possono predisporre gli individui ai disturbi d’ansia – eventi ad esempio negativi durante l’infanzia, come l’abuso o negligenza da parte dei genitori, la madre la depressione o il divorzio, possono aumentare il rischio di disturbo d’ansia generalizzato in età adulta ma anche altri disturbi d’ansia o depressione. Inoltre, l’esposizione prolungata a eventi stressanti della vita hanno dimostrato di avere un forte impatto sullo sviluppo di questi disturbi.

2. Quali sono i fattori specifici?

Un fattore specifico importante nel disturbo d’ansia generalizzato è la preoccupazione comune che la persona ha verso le attività di routine quotidiana. Queste preoccupazioni appaiono sempre più spesso e diventano più intense. Il paziente si sente che di non riuscire a controllare i suoi pensieri i quali lo portano ad alti livelli di stress e problemi di adeguamento alle esigenze del quotidiano.

Allo stesso tempo la persona pensa ripetutamente ai potenziali pericoli ed alle implicazioni che possono avere, questo meccanismo è chiamato “processo di ruminazione” e contribuisce esso stesso alla comparsa di ansia generalizzata.

I pazienti affetti da disturbo d’ansia generalizzato presentano un alto livello di intolleranza all’incertezza. Essi considerano l’incertezza inaccettabile, per quanto piccola possa essere. Pertanto si preoccupano di eventi che hanno una bassissima probabilità di accadere.

3. Quali sono i fattori che causano l’ansia?

Un fattore importante che porta ad ansia generalizzata cronica è l’atteggiamento esagerato che queste persone hanno verso le loro preoccupazioni. Ad esempio, da un lato, le persone con ansia generalizzata ritengono che le loro preoccupazioni sono particolarmente eccessive e che possono danneggiare la loro mente o la vita, ma d’altra parte, ritengono che il “preoccuparsi” giochi un ruolo fondamentale in molte situazioni di vita e hanno paura o si sentono in colpa che non preoccupandosi potrebbe accadere qualcosa di negativo pertanto si continua a preoccuparsi in quanto si ritiene che questa “strategia” possa mettere al riparo da eventuali imprevisti o permettere di correre ai ripari prima del presentarsi eventuali eventi catastrofici.

Spesso le persone con disturbo d’ansia generalizzato ricorrono ad una serie di comportamenti di evitamento, perché diminuiscono le preoccupazioni stesse. Nonostante la loro efficacia come strategie a breve termine, per evitare l’ansia si arriva ad amplificare la frequenza con il relativo peggioramento del disagio associato. La condotta di evitamento abitualmente utilizzata dalle persone con ansia generalizzata è il tentativo di sopprimere il contenuto del pensiero cosciente usando uno sforzo cognitivo, mentale (“cercare di non pensare a niente!).
Questo comportamento non migliora le condizioni del paziente, bensì genera l’effetto opposto: i tentativi di non pensare, portano a pensare ancora di più. Inoltre, per prevenire le possibili conseguenze negative e valutate come catastrofiche, sebbene abbiano una bassa probabilità di accadimento, evitano di esporsi alle attività in cui potrebbero insorgere tali conseguenze.
I comportamenti di controllo eccessivi è sono un altro fattore che predispone all’ansia generalizzata. Si esprime con una serie di comportamenti effettuati allo scopo di controllare le preoccupazioni e rassicurare la persona con ansia che l’evento pericoloso temuto non si è verificato. La persona in questo modo tenderà a verificare costantemente se l’evento pericoloso immaginato e temuto non sia effettivamente accaduto dopo l’ultima volta da quando ha effettuato il controllo. In questo modo rimane in uno stato di ansia continua.

Dott. Pierpaolo Casto - Psicologo e Psicoterapeuta - Specialista in Psicoterapia Cognitiva e Comportamentale - PER APPUNTAMENTO: Viale Mazzini, 76 CASARANO ( Lecce ) Tel. 328 9197451 © 2016 Frontier Theme